Il Viaggio di Halla, la fiaba fantasy del novecento.

Mi piacerebbe dire che lo stavo aspettando, ma non è così, ho scoperto l’imminente pubblicazione de « Il Viaggio di Halla » di Naomi Mitchison grazie ad Instagram, ho letto della sua pubblicazione grazie al profilo della Fazi Editore
È finito in wishlist, come tanti libri ma il giorno seguente alla sua pubblicazione, ero decisamente sprofondata in un momento buio, inutile spiegare il perché, stiamo vivendo tutti un 2020 scritto da Stephen King. Quindi mi sono recata in libreria e l’ho preso, avevo bisogno di pensieri felici.

Il viaggio di Halla, tra fiaba e fantasy

Definire « Il viaggio di Halla »non è così intuitivo, è pubblicato in una collana dedicata al fantastico, la Lain Ya e forse proiettata più per i ragazzi, infondo alla libreria Mondadori il romanzo è stato messo nel reparto giovani, proprio come Coraline di Neil Gaiman. E proprio come Coraline, Il viaggio di Halla si ritrova ad essere una di quelle favole che insegna, indipendentemente dall’età che si ha. 

Segue molti degli stilemi dell’epic fantasy, ambientazione nordica, presenza di animali e personaggi mitologici, politeismo e magia e ovviamente il viaggio. Decisamente una degna erede del fantasy di Tolkien, di cui l’autrice fu amica e contemporanea, motivo per cui consiglio la lettura soprattuto agli amanti del professore di Oxford. Sono sicura che sarà come tornare a casa. 

Halla figlia di Odino

Il nome di Halla riconduce subito alla divinità Hela, figlia del dio Loki e sorella di Fenris e Jormungand. Anche la nostra Halla ha legami con il modo animale e mitologico, è accudita dagli orsi e istruita dai draghi. Nella mitologia norrena Hela o Hel regala ad Odino i corvi Huginn e Munnin, anche questo legame con la protagonista è visto nel romanzo, Halla sa parlare tutte lingue, anche quelle degli animali. 

In Halla possiamo riscontrare in tutto e per tutto un percorso simile a quello di Odino, quasi come fosse una discepola di quest’ultimo. Halla è perduta, non ha più un posto da chiamare casa, non sa nemmeno quale sia il suo posto e qui arriva Odino, che nella sua veste di vecchio viaggiatore propone alla ragazza una nuova vita, le da il potere della Parola, ovvero di comprendere tutti i linguaggi del mondo, infondo è Odino stesso che immolando se stesso a se stesso ha creato le rune, che non sono solamente un sistema di scrittura ma un sistema di conoscenza, di cui Odino è molto affamato. Il potere che dona Odino ad Halla è una forma di conoscenza, perché dal punto di vista umano, padroneggiare la lingua, il sistema di comunicazione umano per eccellenza è fonte di grande potere. Così sulle orme di Odino, Halla parte per il suo viaggio, non sa bene dove andare, lei parte con un’idea vaga nella testa che prende forma durante il viaggio, non sa cosa vuole, lo scopre pian piano, percorrendo chilomentri, conoscendo e parlando con le persone e gli animali e alla fine, non sa se il suo posto l’ha trovato, ma almeno sa con che spirito deve viaggiare: Viaggiare leggera, che poi è il titolo originale del romanzo. E questa costanza perpetua la si evince dal finale, Halla fa una scelta, ma non sa se sarà la sua scelta definitiva, ma sa che solo l’esperienza potrà dirle quale sia il suo posto. 

Ambientazione e religione ne Il viaggio di Halla 

Il romanzo si svolge in un’Europa medievale dove miti, leggende e storie del folklore sono reali. La stessa Halla incontra parenti di Grendel e non nutre una grande stima per gli eroi, che spesso hanno la nomea di cacciatori di draghi. Halla stessa è stata cresciuta da un’orsa mutaforma e dal drago Uggi, avvicinandosi al genere favolistico per antonomasia, passando in un certo senso per il realismo magico. Halla è stata aiutata da Odino, facendoci capire che la ragazza si trova all’estremo nord, in una terra dove a regnare sono gli Dèi norreni, mentre durante il viaggio, si accompagnerà anche a dei cristiani, che la considerano un dono di Dio, vista la sua facoltà di parlare tutte le lingue. La cosa disarmante è la naturalezza di Halla di rimanere sempre fedele a se stessa, mostrando quasi un assente pregiudizio e una semplicità di rimanere la persona che è, nonostante la tempesta che le infuria dentro. 


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