Io non voglio un maledetto portfolio

Square

 

Negli ultimi mesi, ho cercato nei peggiori anfratti proposti da Google, per capire come volevo impostare il mio blog. Nella mia testa c’era l’idea, il filo conduttore, ma ancora la parola “storytelling” non voleva uscire. C’era l’idea che le parole e le fotografie dovessero andare in sintonia, c’era l’idea che dovevo dimostrare che qui, io non pettino le bambole, c’erano tante idee.

Amici e colleghi fotografi mi hanno subito consigliato di creare un sito portfolio per racchiudere i miei scatti. WordPress ha tantissimi temi per fotografi e io ne ho anche scaricati un paio, ma onestamente un sito contenitore mi dava poca voglia di continuare a lavorare.

La bruttezza dei slideshow

ODIO, quei maledetti slideshow, dove tutte le immagini sfilano come delle modelle annoiate, che alla fine della giostra ti ricordi solo qualche colore e qualche figura: che diavolo ho appena visto?

In realtà niente, solo un susseguirsi di foto belle e brutte, in un tedioso momento che ti logora dentro peggio delle foto delle vacanze di mia nonna, dove ti fa vedere l’ennesimo pargolo, figlio di una mia cugina di quarto grado, che inevitabilmente si assomigliano tutti.

Le foto stanno bene da sole o accompagnate con un buon testo

Le foto stanno bene da sole, come qualsiasi altra opera d’arte, non serve che il titolo (forse) e l’autore.  Parlano da sole e non serve che qualcuno te le spieghi. Ma quando le metti una dietro l’altra diventa una cacofonia.

Le fotografie non vanno spiegate, ma possono avere una storia a loro fianco. La storia di come sono state fatte, la storia che le accompagna, del processo di sviluppo. Una storia che semplicemente le fa da cornice.

Arte Vs Lavoro

Qualsiasi persona con una piccola vena creativa sa benissimo quanto l’ispirazione sia importante, ma sa anche quanto il lavoro e la costanza rendano la creazione finale un’opera completa. Però mi rifiuto di credere che gli shoot dei matrimoni, dei neonati, coppie etc. etc. siano tutte opere nate dall’ispirazione. Dopo due anni di lavoro come fotografa, a parte le foto fatte in studio, raramente ho pensato “devo fare assolutamente questo scatto!” durante un matrimonio, era più un susseguirsi di gesti e composizioni studiate, che potessero piacere, era lavoro. Un bel lavoro ma quando poi mi ritrovavo a doverle post-produrre non c’era mail quel momento in cui mi sentivo soddisfatta della mia creazione.

 

Io scatto da sola

Sono una solitaria e anche quando amici e fidanzato mi accompagnano in una passeggiata fotografica, finisce sempre che vado per conto mio, seguo l’istinto, osservo, prendo appunti, studio la luce. In quel momento io creo e non voglio essere disturbata. È un momento incredibilmente catartico.
Ammetto di avere un modo inusuale di vedere la fotografia, per me essa è essenzialmente arte, nonostante possa prendere milioni di sfumature, io non riuscirò mai a vederla altro che come arte.
Motivo per cui ho creato il mio mondo, forse un po`antiquato, dove i miei scatti non sono un susseguirsi di foto buttate dentro un portfolio, dove ogni scatto ha un suo motivo,  dando importanze alla stampa ed all’immagine per quello che è e cosa rappresenta.

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